Eccoci al secondo numero de
" Il Grigo parlante".
La prima edizione ha avuto un buon feedback tanto che abbiamo avuto spazio anche nelle
pagine dei quotidiani locali. Il che non guasta perchè vogliamo parlare di scuola, del nostro istituto, ma anche "entrare" nelle dinamiche della vita della città. Sono sempre gradite idee, collaborazioni e commenti vari.
Scrivete a grigoparlante@liceogrigoletti.it
"Ma a cosa serve un giornale d'Istituto?"
"Ma a cosa serve un giornale d'Istituto?". Mi interroga, sornione, un ragazzo e prima che io abbia
il tempo di rispondere incalza " Non sarebbe meglio correggere più compiti invece?".
Ecco, prima di tutto il giornale serve a non far diventare la scuola un "diplomificio",
che funziona incessantemente secondo il ciclo di spiegazione, interrogazione, voto, compito, voto.
Ma i suoi compiti aldilà di questo primo "non far diventare", sono poi tutti propositivi
e sono tanti.
Il giornale serve a conoscerci meglio tutti, studenti e professori, idee, progetti, opinioni,
esperienze belle e anche meno belle, tutte quelle cose che, nella routine frenetica di ogni giorno,
abbiamo tempo solo di accennare frettolosamente . E qui il giornale svolge una funzione informativa.
Poi, però, diventa luogo di incontro e di dibattito di idee sulla scuola, la nostra e non solo,
sulla città in cui viviamo, sulla realtà più grande che è intorno a noi
e che non vogliamo supinamente accettare, ma capire fino in fondo e poi criticare per poi, magari,
ove possibile, renderla migliore. Cominciando dall'ambiente di lavoro per salire fin dove è
possibile e magari pungolare chi si dovrebbe interessare a noi e non si interessa, chi ci critica,
ma non ci conosce. Viviamo un momento in cui chi è nella scuola, studenti o professori
che siano, è bistrattato: i primi visti come una massa omogenea, passiva e distratta,
i secondi, invece, come lavoratori pigri e con poco zelo. Ecco, in questa parte del mondo e in questa
parte della città, ci sono invece idee, attività ed energia che pulsano e che vanno
in tante direzioni. Questo giornale - ed è un giornale perché risponde ai parametri
di diffusione,
periodicità, pubblico e varietà di argomenti - ne è luogo di incontro e
di formazione.
Aspettiamo idee, notizie, suggerimenti, informazioni e critiche a
L'ombra del Grigo Parlante
"La cultura costa, la non-cultura molto di più" Lorca e Bressa la pensano uguale, investire sulla cultura per un paese migliore.
L'ufficio dell'assessore Bressa è molto ordinato, solo la scrivania è leggermente scomposta. È infatti piena di cartelline e libri tra i quali spiccano "Foibe" di Gianni Oliva e "Una città, i suoi teatri". L'assessore dietro la scrivania è occupato con una telefonata

ma ci fa cenno di sederci. Impossibile non notare la statua etnica sull'angolo, un po' fuori luogo in quella stanza, forse. Quando riattacca ci stringe la mano con un sorriso e ci dice che i giornalisti non gli sono mai piaciuti. Sorride di nuovo però, non siamo ancora giornaliste, in fondo.
L'intervista può cominciare.
Assessore: caso del destino o progetto di vita? Insomma, avrebbe mai immaginato di diventare assessore provinciale della cultura?
Assolutamente no. Ho sempre avuto una certa inclinazione per la cultura ma mai avrei pensato che il mio partito (UDC) mi chiedesse di fare l'assessore per la cultura e l'istruzione. A dirla tutta credevo che la mia vita politica si fosse già esaurita facendo il sindaco per 15 anni e invece eccomi qui. Certo, vedevo questo ruolo con un po' di preoccupazione, in fondo non me ne intendevo più di tanto, ma, un po' da autodidatta, un po' con l'aiuto dei miei collaboratori, lo sto facendo da 6 mesi e sono contento, è molto interessante.
Il suo più grande successo politico?
Fare il sindaco. Sapere che hai la possibilità di scegliere, di decidere, per fare il bene della tua comunità, nel mio caso i sanquirinesi, e vedere che ti è riconoscente è sempre una soddisfazione.
Qual è la forma di ignoranza che la fa più arrabbiare?
Direi quella generalizzata, c'è un detto che non so se conoscete "È meglio avere a che fare con un delinquente che con un ignorante", infatti nel primo caso sai già cosa ti si presenta davanti, nel secondo è difficile avere un qualsivoglia rapporto, ti cascano le braccia prima! Ma questo esempio non scrivetelo...(
era troppo carina per non essere scritta)
Filippo La Porta ha detto: "La letteratura che ho amato e che continuo ad amare non ha niente in comune con i 30.000 eventi culturali che ogni anno si consumano nel nostro paese, con la cosiddetta "semicultura" e con il "sottopensiero" oggi diffusi". Un commento a questa frase? Crede anche lei che in Italia si smerci un surrogato di cultura?
Diciamo che in Italia l'offerta culturale è notevolmente numerosa quindi per forza una grande quantità non può essere sempre abbinata ad una perenne eccellenza; in un'ampia offerta si trovano cose di spessore elevato come quelle meno eccelse che non vanno comunque disprezzate. Prendiamo come esempio un grande coro ed un coro di paese, il primo canta benissimo e l'altro meno ma ha una funzione sociale all'interno della sua piccola comunità, va forse tolto perché non canta come l'altro ignorando la sua utilità nel paese? In più conoscere le cose "basse" serve a confrontare e apprezzare quelle "alte". Resta il fatto che la cultura è sempre valida e preferibile all'ignoranza.
Molti dipingono i giovani d'oggi come semianalfabeti drogati di Grande Fratello, secondo lei è vero? Siamo davvero ad un passo del baratro?
No no assolutamente! Anzi la stragrande maggioranza dei giovani è valida e vicina alla cultura. Credo siano più i vostri genitori che si divertono davanti al GF che voi anche perchè loro alla vostra età quelle cose non le avevano. Quindi no, non siamo ad un passo dal baratro, anche ai miei tempi c'era la categoria dei gregari con interessi per così dire..."frivoli"
Crede che si possa fare di più per avvicinare i giovani alla cultura?
Si potrebbe fare sempre di più per dare maggiori possibilità a chi riceve ma anche - e soprattutto - a chi fa cultura. Purtroppo tutto ciò ha un costo; a questo proposito però mi piace citare una frase di Ranieri (
che a sua volta citava Lorca ndr) "La cultura costa molto, la non-cultura molto di più". Investire sulla cultura è necessario e la nostra provincia sta cercando di fare il possibile tra cori, teatri, mostre, giornate come quelle del Cinema Muto, eccetera. Credo infatti che le persone acculturate possano essere cittadini migliori e quindi costare meno rispetto ad una comunità senza cultura.
Qui in provincia c'è una bella effervescenza culturale migliore anche di quella di Torino nella quale ho vissuto per decenni ma che non andava oltre al teatro centrale e qualche teatro parrocchiale.
Sul Messaggero Veneto del 17 dicembre 2009 si legge "Secondo le stime della Finanziaria regionale Pordenonelegge perderebbe 46.500 euro dei fondi destinati alla manifestazione rispetto l'anno scorso", è vero? Come pensa ovviare al problema mantenendo comunque uno standard alto come le edizioni precedenti? Ci saranno forse incontri a pagamento o magari si torna alle 3 giornate canoniche anziché le 5 dell'ultima edizione?
Non saprei dirvi di preciso, certo è che la provincia darà un supporto finanziario pari a quello dell'anno scorso. Non penso però che Pordenonelegge possa tornare indietro come numero di giornate, se ci pensate 10 anni da era partita come una semplice fiera del libro all' Ex-Fiera, poi si è spostata in città ed è cresciuta coinvolgendo non solo tutte le realtà cittadine (Camera di commercio, Regione, Provincia..) ma anche i privati, in particolar modo le banche, i quali si potrebbe chiamare in causa per maggiori finanziamenti alla manifestazione. Tornando alla durata oserei dire che l'evento potrebbe addirittura dilatarsi a più di 5 giorni.
C'è qualche evento culturale in provincia che consiglierebbe agli studenti del Grigoletti o, più in generale, ai giovani pordenonesi?
Intanto spero abbiate visitato la mostra di Elio Ciol al convento di San Francesco. È vero che forse è stata poco pubblicizzata ma merita, è una raccolta di foto degli affreschi di Giotto scattate nella basilica di San Francesco ad Assisi. È stata la prima volta che ho visto le opere in quel modo, neppure dal vivo si notano dei dettagli come in quelle foto; Ciol c'ha messo più di un mese a catturare quei particolari inediti, è davvero un eccellente fotografo. Anche la mostra sul futurismo qui nel nostro palazzo è interessante ma è più per "addetti ai lavori", per chi, insomma, sa com'è nata quell'opera e in quale contesto.
(accenniamo qualcosa al Sunsplash e a tutta la polemica che lo ha investito ma pare non sapere niente a riguardo)
C'è un evento o una manifestazione che "ruberebbe" ad un'altra regione?
Ora non mi viene in mente nulla di particolare però mi piacerebbe molto portare qui una mostra fatta a Treviso sul Canaletto solo che ha costi non indifferenti di trasporto ma soprattutto di assicurazione delle opere, peccato.
Un domanda meno specifica, molti giovani si chiedono quale utilità abbia una provincia quando sono già presenti comuni e regioni, potrebbe spiegarcelo in breve?
Anch'io da sindaco la credevo un doppione della regione ma ora mi rendo conto, e non lo dico perchè sono qui, che è un'ente superiore legata al territorio e che aiuta i comuni più delle regioni perché conosce meglio le loro esigenze. Credo però che se le leggi cambiassero e dessero meno potere alle regioni e più ai comuni affidando loro un budget da gestirsi come vogliono, si potrebbe togliere la provincia che distribuisce questi soldi. Resterebbe quindi la Regione a coordinare le grandi cose come la sanità, sarebbe data la possibilità al comune di amministrarsi le piccole come la cultura e la Provincia sarebbe tolta con un notevole risparmio di denaro pubblico. Si semplificherebbe così anche la richiesta di fondi da parte di certi enti che fanno sempre richiesta di finanziamenti a Provincia e Regione contemporaneamente. Comunque, parlandoci chiaro, la politica costa molto, troppo; per lo stesso numero di abitanti della nostra provincia a Torino basta un comune, qui 51, ognuno con il suo sindaco e la sua giunta.
Ultima domanda, quanti giovani partecipano alla gestione della cultura a Pordenone?
Noi come Provincia abbiamo rapporti principalmente con le associazioni che a loro volta li hanno con i giovani. Io personalmente vado a parecchi eventi per rendermi conto di cosa succede e di chi partecipa, ad esempio sono andato al Summerend ma non mi è molto piaciuto... Mi piace molto invece andare a distribuire diplomi o alle feste scolastiche, se mi chiamano ovviamente.
MushRUM e C.Harlotte