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Giuliano Scabia - 12/10/2007 1.23.27
Riavvio del laboratorio teatrale – anno scolastico 2007- 2008.
Per una riflessione sulla valenza educativa del fare teatro con i ragazzi a scuola
Chi lavora coi ragazzi e per i ragazzi ha il privilegio di percepire l’esperienza di chi sta vedendo il mondo in maniera nuova, genetica.
Ha quindi una responsabilità molto grande perché si pone davanti ai semi del futuro. Il teatro fatto per (con) i ragazzi dovrebbe dunque essere il più alto, il più ricercatore. Qualche volta lo è.
Trovare il proprio senso nel mondo, dare senso al proprio essere nel mondo: che funzione può avere il teatro in questa ricerca?
Fare teatro – ascoltare e vedere teatro. L’occhio di un bambino è insieme quello che vede di più e vede di meno. Sta cominciando a vedere. Il teatro che gli adulti fanno per lui costituisce l’iniziazione al sistema delle finzioni volte a rivelare la verità nascondendola. Vedendo il teatro (o facendolo) egli si reca in un sistema altro e impara a mettere sotto controllo l’esperienza del passaggio da un sistema all’altro. Tutto ciò assomiglia al gioco – ma è anche diverso. Anche nel gioco ci si trasferisce da un sistema a un altro (nella regola del gioco) per il piacere di giocare ripetendo sempre il medesimo schema. Ma mentre nel gioco il giocatore è, nel teatro il player finge di essere, dà spettacolo e osserva il proprio dare spettacolo. Un giocatore attore invece è solo un giocatore fuori ruolo – è poco credibile (così come è poco credibile un prete che recita il rito invece di celebrarlo).
Per questo suo porsi come essere, finzione di essere e osservazione della finzione il teatro è anche uno strumento di osservazione della mente – un luogo deputato alla messa in mostra di figure che costituiscono la mente in scena. Non sembra casuale che l’edificio teatrale greco e la Logica di Aristotele (strumento cardinale per l’analisi delle forme del linguaggio) siano coevi.
Dunque il teatro è (anche) un luogo d’osservazione in cui si osserva, ci si osserva e ci si fa osservare. Ma che cosa si osserva? Il linguaggio.
Fare teatro per studiarsi, proiettare la proprio mente fuori di sé, vederla esposta – osservare i sintomi che vengono esposti – osservare chi “esce da sé” (stando sulla scena). Soprattutto osservare la pericolosità del passaggio per entrare “in altro”, in un altro linguaggio e comportamento. Fare teatro anche per capire il rischio di recitare una falsa parte nella vita (recitare Napoleone in scena è normale: recitarlo nella vita è mania).
Ci sono momenti fatali di viaggio verso la catastrofe , come la prima crociata dei bambini, delirio che li portò allo sterminio – o i fondamentalismi etnici, religiosi, politici e le ubriacature dentro le utopie. Il teatro, se usato per il suo verso, può mostrare la verità dentro l’illusione, la via per il ritorno dal gonfiamento dell’entusiasmo. Veggente è chi vede la realtà e la descrive senza velarla – un teatro veggente. Ma veggente e umile – come lo scienziato. Le immagini sono potenti e travolgenti – felicità e pace è conoscerle e controllarle – come sa Prospero/Shakespeare alla fine della tempesta.
Vedo un cammino quasi infinito davanti al teatro – in particolare davanti al teatro con e per i ragazzi – il teatro del futuro.
Giuliano Scabia, autore, attore, regista e animatore teatrale.